“Mettiamo in scena storie nei centri diurni”

20/12/2011
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Il gruppo Calamaio nei mesi di novembre e dicembre ha svolto un percorso formativo all’interno di tre centri diurni per disabili (Milonga, Paranà e Fandango) dell’Aias di Bologna.

Il laboratorio si è articolato in 8 incontri a cadenza settimanale e, attraverso l’utilizzo di strumenti multimediali quali la videocamera, la fotocamera, il computer, si è posto come obiettivo la realizzazione di una storia inventata e drammatizzata.

Per l’invenzione e la realizzazione di questa storia siamo partiti dagli interessi e dalle passioni dei singoli, utilizzando il linguaggio del corpo, le parole, l’improvvisazione teatrale, la musica, l’immaginazione, la creatività. Ogni persona è diventata così un soggetto attivo che ha partecipato alla costruzione di un video finale collaborando e interagendo con gli altri.

Abbiamo accompagnato ogni partecipante nella conoscenza degli altri e nella presentazione di sé, rispettando i tempi e le modalità di ognuno, perché la conoscenza è graduale e passa attraverso gli sguardi, il corpo, le parole, il silenzio, l’attesa, la condivisone di un’esperienza.
Prima di passare alla vera e propria realizzazione del video abbiamo realizzato attività divertenti, giochi di conoscenza e laboratori legati alla corporeità, al movimento, all’incontrare ed avvicinarsi all’altro a poco a poco. Questo tipo di “esercitazione” ha permesso di creare uno spirito di gruppo in modo molto spontaneo e naturale.
Siamo poi entrati nel merito dell’obiettivo finale chiedendo a ognuno di pensare a un personaggio famoso, appartenente al mondo reale o dell’immaginazione, con cui si identifica e di spiegarci il perché. Ogni singolo partecipante ha poi vestito il suo personaggio come preferiva, ritagliando e poi incollando su un cartellone gli indumenti che più gli piacevano, trovati su riviste e settimanali. Questi personaggi sono così diventati i protagonisti della storia inventata da tutto il gruppo a cui è stato dato un titolo suggerito da un partecipante.
Il gruppo è stato diviso in tre sottogruppi, così come è stata divisa in tre parti la trama della storia; in questo modo ogni sottogruppo, con la partecipazione di ognuno, ha inventato una parte della storia, utilizzando i propri personaggi ma, volendo, anche quelli degli altri sottogruppi.

Ognuno ha poi interpretato il proprio personaggio utilizzando parrucche, vecchi vestiti; gli oggetti usati in scena non sono stati utilizzati secondo il loro uso comune ma reinterpretati. Ad esempio il boiler per scaldare l’acqua per il tè è diventato la cornetta della doccia dalla parrucchiera mentre un piatto di plastica si è trasformato nel tabellone per giocare a freccette. Anche le persone non direttamente coinvolte in una particolare scena sono entrate a far parte della scenografia: ad esempio quattro persone in carrozzina sono diventate le quattro ruote di un’automobile.

Con la fantasia, la creatività e la collaborazione di tutti siamo riusciti a realizzare un prodotto multimediale che è stato il pretesto perché ognuno potesse partecipare attivamente alla creazione di un gruppo, attraverso la conoscenza, l’esperienza e la relazione con l’Altro e con gli altri.
La relazione, infatti, è stato il motivo principale di tutto il percorso, di ogni incontro; è stato lo strumento principe per raggiungere l’obiettivo finale, ovvero riuscire a stabilire un incontro, una relazione costruttiva, creativa, educativa ed espressiva con l’Altro, con chi è diverso da me.